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Una sera di agosto

     Il sole di una sera di agosto ancora brucia l’estate sui muri e verso la mia mente pensieri: no, nulla di poetico o romantico o passionale, ma pensieri rivolti a chi oggi ha lavorato duramente e sta tornando a casa. Sono i velivoli “Maffs” che sono in rientro: sono fuori da stamattina per l’ennesimo intervento al sud e dopo un’intero giorno di battaglia con il fuoco eccoli che ritornano a Pisa carichi di sortite fatte e fatica accumulata. Mancano ormai solo loro e questo ultimo rientro sembra volerci dire che la giornata operativa sta finendo, ma non sempre è così.
  
  Basta uno squillo, qui nella Sala Operativa, e qualcuno all’altro capo del telefono ci risveglia dal torpore: “due ore ancora di luce, un incendio qui sul Serra, grosso, Calci, stato di calamità naturale, evaquazione... partiamo subito!... partiamo chi??... calma, il primo “Maffs” che atterra lo prendo io e intanto troviamo il resto dell’equipaggio; poi chiamiamo l’altro Gruppo e vediamo se riescono a mettere insieme un altro equipaggio per il secondo velivolo che atterra”.
     Il sole di una sera di agosto ancora brucia l’estate sul piazzale “Maffs” e verso il Serra un’enorme colonna di fumo: assolutamente nulla di poetico o romantico o passionale, ma pensieri rivolti a chi, oggi, sta scappando dalla propria casa mentre il fuoco divora gli ulivi vecchi di chissà quante generazioni. Il mio velivolo è già qui e lo stanno rifornendo di ritardante. Anche il mio equipaggio è qui e stiamo studiando la zona di intervento: cinque minuti ancora, poi si va. Controlli, messa in moto, rullaggio, ancora controlli, briefing all’equipaggio: “il velivolo pesa che più di così non potrebbe pesare... se qualcosa non va e dico “Emergency drop” sparate subito fuori il ritardante!”. La torre di controllo ci da la precedenza come previsto, ultimi controlli e via.
     Il sole di una sera di agosto ancora brucia l’estate sui Monti Pisani e verso Calci lingue di fuoco: proprio niente appare poetico o romantico o passionale, ma pensieri rivolti a quanti qui sotto provano a contenere le fiamme con ogni mezzo, con ogni espediente, mettendo spesso anche la propria vita sul piatto della bilancia. “Proviamo l’attacco: dentro la valle non si può, c’è troppo fumo; scendendo dal crinale centrale non si può, siamo contro sole e non si vedono gli ostacoli; in direzione opposta non si può, non c’è lo scampo; l’unica soluzione è seguire quella valletta al traverso, uscendone virare a destra e poi buttarsi giù sganciando in discesa lungo il fronte del fuoco per tentare di bloccarne l’avanzata”.
     “OK, sembra buono: poco fumo, sole non in faccia, scampo più che sicuro... passaggio di prova a 300 piedi”. Entriamo nella valletta, non c’è turbolenza per fortuna; uscendo viriamo a destra, nessuna linea elettrica in vista, molto bene, nessun ostacolo; poi giù lungo il costone, ecco l’incendio, siamo precisi lungo il fronte, nessun ostacolo neppure sulla rotta d’attacco; scampo in discesa con tutta la pianura davanti. “Hai visto che bolgia! Sotto c’era l’inferno: il fuoco prende mezza montagna; gli uliveti sono già andati e sul versante di Calci restano solo degli stecchi fumanti; sul lato nord i pompieri e la forestale fanno quasi muro per bloccare l’avanzata delle fiamme; giù in basso tre elicotteri provano a fare lo stesso lavoro”. La situazione appare disperata: il fronte sarà di almeno otto o dieci chilometri e poi presto sarà buio e tutti i velivoli non potranno più operare... “e il paese? Cosa ne è stato del paese?... da qui si vede solo fumo in quella direzione... speriamo bene. OK, passaggio reale a 150 piedi”.
     Fuori il sole di una sera di agosto ancora brucia l’estate sul Serra; dentro questo velivolo, in questa cabina, la concentrazione sale al massimo, ognuno sa cosa deve fare, sa quando deve farlo e sa che dovrà dare il meglio di se stesso per ottenere il miglior risultato possibile. Entriamo nella valletta, ora c’è un po’ di turbolenza, niente di speciale, ma con questo peso del velivolo ogni scossone sembra una mazzata sulle ali; andiamo avanti e usciamo scendendo bassi a 150 piedi, con i flaps al 50% e la velocità a 140 nodi, la terra sotto scorre veloce e tanto vicina; virata a destra, sembra di pilotare una superpetroliera tanto è inerte in queste condizioni l’aeroplano, è proprio  vicina la velocità di stallo; poi giù, verso l’incendio. Il fumo aumenta, primo “Ready”: le cime degli alberi sono lì, a un niente; secondo “Ready”: l’odore acre del fumo è ormai qui in cabina con noi, ecco le fiamme più alte qui sulla sinistra, siamo precisi sul fronte; “Drop!”: il velivolo è scosso da un fremito, sembra voler buttare giù il muso dopo aver ricevuto un grosso calcione sul posteriore, 6000 litri di ritardante cadono davanti alle fiamme, ora tocca a lui fare il suo lavoro. Il velivolo intanto, ormai scarico, come per magia ridiventa agile e manovrabile e procede sicuro sulla rotta di scampo: “torniamo a Pisa.
     La giornata operativa ora è davvero finita. Il sole di una sera di agosto tinge di rosso l’estate sulla pista dell’aeroporto e verso il Serra ancora una colonna di fumo e lingue di fuoco e neri stecchi fumanti verso Calci; non ci può essere nulla di poetico o romantico o passionale, ma pensieri rivolti a chi per qualsivoglia ragione decide di appiccare un fuoco in un giorno ventoso di agosto; rivolti a chi lì sopra tutta la notte ancora proverà a contenere le fiamme con ogni mezzo, con ogni espediente; rivolti a chi tutta la notte ancora dovrà con ansia aspettare per sapere cosa ne è stato dei frutti di vite intere di lavoro; e rivolti un po’ anche a noi, professionisti capaci di portare le nostre macchine ai loro limiti per fare la guerra, ma più spesso per fare del bene: chissà forse qualcuno la sopra, sul Serra, stasera ringrazierà anche noi.
 
     
(agosto 1997)                                                                                                        Cap. Luigi Masolino

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